Dale Edwin Murray | daleedwinmurray.tumblr.com Dale Edwin Murray | daleedwinmurray.tumblr.com

Un minuto di raccoglimento

Sono giorni che ci ragiono su. Credevo il pensiero si sarebbe sopito, ma nulla. Persiste. E’ una notizia triste, come correttamente valutata dal 43% dei lettori del Corriere della Sera, quotidiano dal quale io stessa ne ho appreso inizialmente l’informazione, per poi andare ad integrarla con il ScienceNordic. Nel 2006 alcuni ricercatori dell’Università di Bangor (Galles), durante una spedizione lungo le coste dell’Islanda, prelevarono dal fondo del mare diversi esemplari di quahog oceano (Arctica islandica), un mollusco bivalve marino (una vongola, per intenderci). Scopo dello studio è colmare una serie di lacune nella determinazione delle condizioni climatiche nel passato. Così, per meglio comprenderne l’età, e da essa inferire informazioni sull’evoluzione climatica nel secoli scorsi, i ricercatori britannici, guidati da Paul Butler, hanno aperto il guscio dell’animale, scoprendo, solo in un secondo momento, di aver ucciso l’animale più vecchio al mondo. La vongola, chiamata Ming in onore della dinastia cinese che al tempo della nascita del mollusco era al potere, contava 507 anni al momento del decesso per mano della Santissima Scienza.

Una follia. O forse peggio, se possibile.

Uccidere un essere vivente – del tutto indifeso – per amore della conoscenza, ma non solo: ucciderne un esemplare unico e sì longevo per determinare se alla volta del terzo viaggio di Colombo nelle Americhe pioveva o faceva bel tempo è pura scempiaggine. Per due buone ragioni: anzitutto – e lo ammetto: il mio scetticismo è irriducibile – tanti studi in materia climatica mi fanno ridere se poi le nozioni acquisite non servono a niente. In fin dei conti sapere che due spettacolari rivoluzioni industriali, col loro abbondante seguito, hanno causato l’aumento di temperatura del pianeta, non ha in alcun modo né modificato l’approccio alla problematica, né limitato l’azione umana per contenerlo. Quindi il saperlo, tolta l’euforia di un paio di ricercatori coinvolti, qualche pubblicazione di settore ed un articolo di giornale, non ha comportato alcun ché. Dunque domando: a cosa serve conoscere, se poi non si è in grado di applicare? E si badi bene, sono un amante della sophìa greca, ma giunti ad un certo punto, bisogna anche interrogarsi sulle conseguenze, sul peso specifico che l’acquisizione di una nozione comporta. E qui arriviamo al secondo buon motivo, il quale rappresenta in certo qual modo una tangente presa, e dalla quale pare nessuno voglia risvegliarsi. Quando, ma soprattutto chi ha deciso che è cosa buona e giusta, nonché lecita, analizzare, sezionare, seviziare, distruggere esseri viventi (di qualunque forma o specie essi siano), per comprendere, per rispondere alla domanda premente ed incalzante tipica dell’essere umano – e solo dell’essere umano –, circa le origini della vita ed il suo perché.

Ah, in nome di quella domanda si sono compiuti i migliori e più efferati scempi!

Ebbene, io affermo, a gran voce, col rischio di passare pure per bigotta: basta!
Basta sondare il terreno, conficcandogli dentro taglienti speroni, per capire. Basta infilare cellule da un corpo ad un altro per vedere cosa succede. Perché non tutto ciò che si può fare è eticamente lecito farlo, ed una scienza che, al pari dell’arte, non conosce tale differenza e, per onore all’originalità ottocentesca, non sa più dove andare a parare, se non nel fare quanto sino ad ora non è stato ancora fatto, non è un bene, ma un pericolo. Un grande pericolo. Bisogna dirlo! E non si tratta di non cercare più, non è quello il punto. E’ l’assenza della moralità nella ricerca il problema. E allora, se per quattro minuti di gloria di un ricercatore dobbiamo tollerare deprecabili attività, beh, abbattiamo tale ricercatore! Sarà un bene per lui ed un bene per noi.

Al di là delle battute, ciò che a mio avviso è più importante è cambiare prospettiva, avere – banalmente, difficilmente – altri occhi: continuare sì ad interrogarsi, ma in altro modo. Perché a furia di voler rispondere a quella domanda, non ci sarà più vita alla quale servirà quella risposta.

Vostro devoto, infinitamente triste
Bastian Contrario

 

P.S. Lascio ai più i festeggiamenti per il nuovo record di Ming nei Guinnes dei Primati.


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