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Il silenzio del sacro

«Un convento è una contraddizione. Per scopo, la salvezza; per mezzo, il sacrificio. Il convento è il supremo egoismo che ha per risultante la suprema abnegazione.»

Victor Hugo

5° giorno di viaggio | Domenica 4 agosto 2013 | Nei dintorni di Tarragona

E come meglio cominciare questa domenica se non con un meraviglioso bagno nelle acque calde e trasparenti della Costa Daurada? Sì, mi sembra un ottimo inizio, tanto più che la giornata promette percorsi mistici, di bellezze cistercensi e di silenzio avvolti.

Tarragona | Camping Torre de la Mora

Ma prima, per meglio osservare lo svolgimento del giorno, occorre fare un passo indietro, come a prendere la rincorsa per un grande salto.

IL RESTO DI IERI
Come certamente ricorderete, la cifra degli avvenimenti di ieri è stata drammaticamente segnata dall’ìmpari lotta con la Carretera Nacional, argomento riguardo il quale, visto il modesto esito, non spenderò ulteriori parole. Ciò che invece non sapete è che lo scoppiettante duo, una volta raggiungo il campo base (Camping Torre de la Mora), ed aver letteralmente messo le tende, si è imbarcato – di buzzo buono come si suol dire – alla ricerca del primo dei due monasteri in lizza per la conquista della pace del viandante.

Ebbene, ultimati i preparativi per il pernottamento, con spensieratezza ci siamo avviate alla volta del Monestir de Santes Creus, per mirare uno dei maggiori e migliori esempi di stile cistercense in Europa.

ROMANICA ORAZIONE
Va detto che il nostro è ghiotto di prelibatezze architettoniche dall’aspetto severo e spoglio, e di mura possenti costituite, in grado di trasmettere il sapore denso e penetrante dell’aspirazione divina di certa cultura cristiano-cattolica. E se fino ad ora tale inclinazione ha trovato piena rispondenza nello stile definito romanico – in virtù della possanza degli edifici (fattore a sua volta legato a ordini e problematiche connesse alla stabilità stessa dell’intera struttura), della sua geometria lineare e semplice, e di una certa freddezza dell’elemento costitutivo primario, la pietra – ebbene da oggi in poi e, per essere sommamente precisi, dalle ore 17.30 di domenica 4 agosto in poi, bisognerà aggiungere un ulteriore dettaglio alla più generale indicazione di stile romanico tanto amato: cistercense.

TIROMANCINO
Per quanto desiderato ed invocato, e nonostante le nostre più buone intenzioni, il monastero non si è però concesso con facilità. Tutt’altro! Certo mi direte voi, i monaci dell’ordine benedettino, ed ancor più i cistercensi, non amavano la vita mondana, per nulla proba ed anzi abbondante di distrazioni serie e facete, che non recano vantaggio alcuno alle anime*. E fin qui concordo perfettamente con voi circa la bontà del suo isolamento propedeutico. Se però ad una sì morigeratezza di costumi, aggiungiamo una palese mancanza di indicazioni stradali – lato curioso ed imberbe dello sviluppo turistico spagnolo – capirete bene come la ricerca di un monastero possa trasformarsi, in un batter d’occhio, nella ricerca del Sacro Graal.

Tarragona | Alla ricerca del Monastero di Santes Creus

Senza perdere la pazienza, ma godendo invece della quiete di una stradina secondaria, parca di autovetture e finalmente proporzionata ad un’esplorazione distesa degli avvallamenti, siamo corse su e giù per le colline del litorale interno, facendo grande attenzione a non scivolare sulla Nacional, perennemente in agguato e, per colmo d’ironia, unica strada ad essere ben segnalata. Non vi dirò quante volte abbiamo attraversato il grazioso paesino di Vic, né a quante persone abbiamo chiesto lumi per raggiungere l’agognato monastero (anche perché, dopo il terzo, io personalmente ne ho perso il conto).
Però, a furia di interrogare, sbagliare, correggere, ritentare, siamo infine giunte all’arco di pietra, dietro il quale si celava il tanto vagheggiato Monestir de Santes Creus.

Tarragona | Monestir de Santes Creus

“Guarda quale meraviglioso sagrato, e che enorme porta in legno, e gl’alberi poi, con le foglie così sottili, assomigliano a quelli di un paradiso arabeggiante; chissà come si…” e proprio sul chiamano mi si è strozzata la parola in gola, come un boccone quando va di traverso, per ripartire subitaneamente con un “Cristo è chiuso!”
Ma ti pare?! Con la faticaccia che abbiamo fatto per scovarlo fra le mille valli! Ho tentato un ingresso abusivo da una porta secondaria, ma i guardiani del tempio, accortisi del mio piede infilato quatto quatto nel vano, hanno spinto l’uscio, serrando definitivamente la via d’accesso al prelibato antro.

LA RIVINCITA
Tornando a noi, è proprio con la pungente consapevolezza – posta al limite della stizza – della mancata visita a Santes Creus che, nuotando amabilmente nel mare, bracciata dopo bracciata, si fortifica il desiderio di penetrare almeno uno dei santuari, i quali tanta fama hanno dato a quella parte della Catalunya, chiamata Catalunya Nova.
Preparato dunque lo zainetto con viveri, mappe e macchina fotografica, il nostro saluta  Michela, la quale, dopo il fallimento della missione di ieri, non ne vuol più sapere di andare a caccia di chiese, preferendo di gran lunga la sicurezza soleggiata di una spiaggia isolata, e tosto si avvia – pancia in dentro, petto in fuori e navigatore in cuffia – in direzione del secondo monastero, il Reial Monasterio de Santa Maria de Poblet. E, come un prode eroe quando volge il guardo all’orizzonte, contemplando il campo un istante prima della battaglia, alzo le braccia al cielo e, dopo un respiro profondo, pronuncio la seguente frase: “Oggi ti conquisterò!”

L’ALTRA FACCIA DELLA CARRETERA
Bisogna dirlo, un po’ per sfatarne il mito (lo scomporre un mostro a sei teste in singole particelle certamente giova all’approccio), un po’ per correttezza contenutistica: la Carretera Nacional 340, a volte, può esser graziosa.

L'altra faccia della Carretera Nacional 340

Sarà per la determinazione di quella mattina, sarà per uno strabiliante colpo di fortuna, sarà per le preghiere secolari dei monaci (anche loro, a volte, fanno effetto), fatto sta che il percorso da Tarragona a Poblet è d’una piacevolezza e amenità mirabili. Colline arse dal sole, i cui steli vibrano carezzati dal vento, terra brulla, silente e friabile, d’un rosso tenue tinta, e di rosa striata. Cielo limpido e terso, nel cui azzurro l’orizzonte si perde, come un’onda in mezzo al mare. Salgo e scendo dai suoi dossi, sostando di quando in quando a misurar le viti basse, o a rimirar la distesa dei campi, colorati e scompigliati come i fazzoletti ammonticchiati sulla pila degl’abiti da stirare.
Non v’è anima viva in giro, solo caldo, terra, vento.

SONATA IN RE MINORE
Con tali odori e colori giungo alle mura del Monastero di Poblet. Alte, gialle, immobili. Una sola porticina da loro s’apre, collegando, con semplice, ardito, pensiero, il sacro col profano. Spengo la Niña e varco la soglia, accompagnandola rispettosamente in quel luogo solenne.
Acquistato il biglietto d’ingresso, assieme ad esso ottengo in omaggio – oggi gli dei sono con me! – una visita guidata, la quale avrà inizio di lì ad un quarto d’ora. In attesa del Cicerone, passeggio amabilmente  – e voi con me – nel cortile principale, fra i resti di un antico Hospital ed una seconda porta d’accesso, chiamata Porta Daurada.

Porta Daurada | Real Monasterio de Santa Maria de Poblet

Nell’aria mossa dal caldo, il suono delle foglie scosse dal vento. Fra i rami degl’alberi, il cicaleccio vibrante d’una moltitudine d’insetti. All’ombra dei pioppi, il canto delle cicale e il suono delle foglie offrono al solingo viandante sollievo per il corpo e melodia per la mente.

Dovete sapere che vi sono tre cinte murarie e tre porte d’ingresso. Il muro esterno, alto 5 metri, delimita i confini dell’intera struttura, il secondo (il cui ingresso, l’abbiamo appena visto, è quello della Porta Daurada) immette nell’area produttiva, il terzo, e più prezioso, protegge la zona di clausura e vi si accede mediante la magnificente Porta Reial.

Porta Reial | Real Monasterio de Santa Maria de Poblet

Scoccano le quattro ed il nostro, inebriato dai suoni e dal silenzio, si avvicina alla sontuosa porta, pronto ad émpire di cotanta beltà il core. Il gruppo di visitatori si è pian piano raccolto ed anche la guida è arrivata. Regge in mano un massiccio blocco di chiavi tintinnanti, di forme e lunghezze diverse e, se non fosse stato per la modesta statura, avremmo potuto comodamente chiamarlo Pietro**.

FRA LE SUE ANTICHE MURA
Cinque scalini, un arco a tutto sesto ed una porta in legno massiccio, varcata la quale, lo spettacolo che s’apre dinanzi agl’occhi, nella sua voluttuosa povertà, è sontuoso ed insieme disarmante. Col medesimo trasporto che coglie di sorpresa il lettore, allorquando è intento a leggere la descrizione d’un fatto o di una sensazione, il quale in tutto e per tutto gli appartiene, allo stesso modo sono colta da stupore e maraviglia posta di fronte all’intrecciarsi di pietre e capitelli come fossero morbide corde, e al ritmo del tempio scandito da colonne ed archi, il cui equilibrio architettonico è paragonabile al cadere modulato del respiro d’un bambino che dorme.

Chiostro maggiore (XII-XIV sec.) | Real Monasterio de Santa Maria de Poblet

Un gorgoglio leggero riempie l’aria ed io, che all’acqua non so resistere, qualunque forma essa abbia, vengo attratta dalla sua incessante melodia, la quale, come un bagliore nella notte, mi guida alla sua fonte: un tempietto posto al margine superiore del chiostro maggiore, con al centro una fontana nella quale i monaci usavano tergersi prima delle preghiere. Con infantile dolcezza ne bevo un sorso, come a voler assumere la sapida, cristallina, forza che alberga fra le mura di codesto ammirabile et fulgente cenobio.

Così, nel meriggio bagnato di luce giallastra, nel riverbero abbacinante delle pietre color ocra, mi sono lasciata trasportare in un altro mondo, di parole bisbigliate, gesti meticolosi ed invocazioni divine foggiato.

Tempietto del lavabo | Real Monasterio de Santa Maria de Poblet

«Il monastero è una rinuncia. Il sacrificio compiuto a torto è pur sempre un sacrificio. Accettare come dovere un rigido errore, è cosa che ha la sua grandezza.»

Victor Hugo

 

CONTACHILOMETRI: 130
CONSIGLIO DEL GIORNO: il migliore che posso darvi è di visitarlo!
SCENA TRAGICOMICA: Quando la guida (Pietro) ha iniziato la sua esposizione, in catalano stretto.


* La Regola cistercense si prefiggeva lo scopo di tornare alla purezza indicata dalla primitiva regola benedettina (ora et labora) di cui era il principale punto di riferimento; uno di questi aspetti si rifletteva nella scelta dei luoghi in cui erigere i monasteri che dovevano essere lontani dall’affanno delle città e delle zone ad alta densità abitativa.
Il capitolo LXVI di tale Regola tra l’altro afferma: il monastero deve essere costruito in modo da potervi trovare quanto è necessario, cioè, l’acqua, un mulino, un orto e reparti per le varie attività, così che i monaci non debbano girovagare fuori: ciò infatti non reca alcun vantaggio alle loro anime.

(Fonte: Architettura cistercense e Castello di Bonavalle)


** Pietro Si badi bene, senza il santo, perché il buonuomo – me tapina – parla esclusivamente catalano e, come di lì a poco scoprirò, la visita guidata promessa, sarà solo ed esclusivamente accessibile mediante cuffiette monolinguistiche.