Il pilota

«In qualsiasi direzione vuoi andare, vacci con tutto il cuore.»

Confucio

Donde cominciare per presentare compiutamente la figura di codesto esploratore che da diversi anni sfreccia leggiadro per le vie del mondo? Si potrebbe iniziare col dire che la fanciulla in questione, Flavia (Filippo) Eva il suo nome, è nata a Gorizia, nella periferia dell’Impero, un giovedì di quel meraviglioso novembre del 1980 (ottima annata signori!) e, poiché non una sola ostetricia venne ad accoglierla, ella ben pensò di ritornare al calduccio, fin tanto che non si fosse presentata l’intera corsia del reparto nascite ad attenderla festosa, con champagne e fuochi d’artificio!
odtzo | Il pilota in potenzaSin da piccina la si vedeva sfrecciare, con i calzetti di lana color rosso in pieno agosto – su suggerimento della sorella, che ancora adesso se la ride – giù per la discesa di casa, in una rudimentale, ma pur sempre strepitosa, cassetta di legno delle arance, a cui sotto aveva ingegnosamente legato un piccolo skateboard, la cui base di appoggio – ricordo perfettamente – non misurava più di dieci centimetri. Il ché rendeva ancor più affascinante la sfida, che consisteva nel riuscire a percorrere l’intero tratto della discesa (con curva naturalmente) senza cadere dal precario appoggio e senza sfracellarsi rovinosamente contro il più classico e immancabile dei muri a fine corsa!
A questi i primi passi su veicoli protostorici – dopo la cassetta di legno fu la volta del monopattino su ripida discesa di montagna – seguirono ben presto altri e più evoluti mezzi di locomozione, come la bicicletta da motocross con sellino del Fifty (rigorosamente senza freni) e il glorioso Ciao di nome Slurp. Ricevuto in eredità dai fratelli, lo storico motorino aveva una bandana stretta sul serbatoio, poiché, a seguito di uno spettacolare frontale, si era rotto a metà e, anche dopo numerose riparazioni, il poveretto ahimè perdeva immancabilmente benzina.

Colgo qui l’occasione per ringraziare sentitamente i numerosi altri Ciao della provincia di Gorizia che, nel corso degli anni ’90, più o meno volontariamente e più o meno consapevolmente, hanno rifornito di carburante il nostro eroe!

In realtà dopo quegl’anni di gloria, di risate, di traini in gruppo, di indicidibili voli, planate e atterraggi, la nostra ha optato per muoversi prima in treno e poi in macchina, fino a quell’undici maggio 2007, data fatidica in cui, dopo molto tempo, risaliva cauta su un biciclo, tentando di rammentare quand’era stata l’ultima volta che si era avventurata su un motorino.
Fu da quel giorno, anzi, per meglio dire, dall’istante in cui con sommo piacere roteava la manopola dell’accensione infilando la prima, che comprese fulgidamente che lì, in via Trieste 225/2, latitudine 45° 92′ 3.13” N e longitudine 13° 61′ 3.31” E, si stava compiendo il suo destino, o per lo meno, una parte di esso.